Il mercato dei falsi cosmetici

Dopo abiti, occhiali, borse ad altri accessori falsi, il mercato del “tarocco” è arrivato a comprendere anche i cosmetici. Questo commercio è così fiorente tanto da diventare un vero e proprio allarme. L’Associazione italiana delle imprese cosmetiche (Unipro), solo tre anni fa, dichiarava attraverso il suo presidente Fabio Franchina, che la contraffazione dei cosmetici, in particolare dei profumi, risulta avere un peso rilevante sull’economia del Paese

Dopo abiti, occhiali, borse ad altri accessori falsi, il mercato del “tarocco” è arrivato a comprendere anche i cosmetici. Questo commercio è così fiorente tanto da diventare un vero e proprio allarme. L’Associazione  italiana delle imprese cosmetiche (Unipro), solo tre anni fa, dichiarava attraverso il suo presidente Fabio Franchina, che la contraffazione dei cosmetici, in particolare dei profumi, risulta avere un peso rilevante sull’economia del Paese.

Dalla data di quell’affermazione la situazione è cambiata, in peggio. Nel 2009, per esempio, la riproduzione degli originali si è estesa anche il campo del body care: l’Unione Europea ha calcolato che sono entrati almeno 5 milioni di imitazioni, la maggior parte provenienti dalla Cina (46,81%), dagli Emirati Arabi Uniti (21,35%) e dall’Italia (13,38%). Infatti il Belpaese, non è solo vittima di questo fenomeno, ma ne è anche tra i protagonisti. Uno fra gli ultimi colpi sventati dalla guardia di finanza e dalla dogana del porto d’Ancona, è stato nel novembre scorso: a bordo di un’auto sono stati trovati 1.200 prodotti che imitavano i modelli Chanel, Yves Saint Laurent, Armani e Calvin Klein. Un mese prima le fiamme gialle avevano sequestrato, in due fabbriche vicino Lecco, ben 672.000 cosmetici contraffatti fra ciprie, mascara e rossetti, oltre alle macchine per il confezionamento e per i clichè dei marchi.

Le merci sotto sequestro sono state analizzate dal ministero della Salute, che ha confermato ciò che i cosmetologi sospettavano: la presenza dei metalli pesanti. Il mercurio, ad esempio, serve come aggregante nei mascara, mentre tracce di piombo provano che il produttore non si è preoccupato di lavorare con materie prime purificate o ha utilizzato macchinari che rilasciano questa sostanza. Il rischio per i consumatori è molto alto: arrossamenti, allergie improvvise, problemi dermatologici come dermatiti, blefariti e pigmentazioni anomale. Per questo motivo gli esperti raccomandano di acquistare i cosmetici solo in luoghi sicuri: le profumerie, i corner della grande distribuzione o i siti ufficiali delle case cosmetiche. Le confezioni, infatti, sono così simili che bisogna avere un occhio veramente allenato per distinguere le differenze. Una linea (made in China) imita quella degli ombretti mono di Mac (made in Usa). L’inconfondibile scatolina nera e rotonda che contiene la polvere ha un coperchio di plastica più bombato, il logo è scritto con caratteri più grossi e il contenitore ha uno specchietto e un microapplicatore a spugnetta, tutti elementi assenti nel pack originale.

Questi e altri particolari non sfuggono a decine di blogger che hanno fatto acquisti incauti oppure sono state raggirate: oggi basta inserire in un motore di ricerca la parola chiave”fake make-up” per trovare centinaia di risultati che forniscono un’ampia documentazione, informazioni e consigli sull’argomento. Una delle ragioni per cui si cade spesso nell’errore di compare dei falsi è il costo decisamente ridotto di questi ultimi. La tentazione di risparmiare è molta, ma tutto ha un prezzo, più alto nel caso ei falsi cosmetici. Un accessorio falso, infatti, potrà non essere all’altezza della qualità e delle prestazioni dell’originale, ma non arreca danni a chi lo indossa. Per quanto riguarda i cosmetici, invece, le conseguenze sono decisamente più rischiose.

Una risposta

  1. Alessandro

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