World Insight: Cracovia

Per raggiungere Cafè Zakatek, uno dei più suggestivi e mistici caffè della Polonia, bisogna allontanarsi (non di tanto) dalla piazza medievale più grande d’Europa, la piazza centrale di Cracovia. Sarà poi la famosa via Reale, a condurvi dritto nel cuore di uno dei luoghi più fascinosi che si possano immaginare. Cafè Zakatek, rispettando la migliore tradizione letteraria, si trova alla fine di un vicolo strettissimo sul quale si affacciano palazzi dall’aspetto antico e instabile. Bisogna attendere, il necessario, ma servono del buon caffè: e nell’attesa, perché no, non è raro perdersi tra le fantasie e tra le voci dei tantissimi

Per raggiungere Cafè Zakatek, uno dei più suggestivi e mistici caffè della Polonia, bisogna allontanarsi (non di tanto) dalla piazza medievale più grande d’Europa, la piazza centrale di Cracovia.

Sarà poi la famosa via Reale, a condurvi dritto nel cuore di uno dei luoghi più fascinosi che si possano immaginare.

Cafè Zakatek, rispettando la migliore tradizione letteraria, si trova alla fine di un vicolo strettissimo sul quale si affacciano palazzi dall’aspetto antico e instabile.

Bisogna attendere, il necessario, ma servono del buon caffè: e nell’attesa, perché no, non è raro perdersi tra le fantasie e tra le voci dei tantissimi oggetti che sono appesi al muro.

Quadri, strumenti musicali, macinini da caffè, piepiere e varie scatoline.

Che, con il tempo, sono diventati un tutt’uno con quei muri sofficemente illuminati.

Le finestre non potevano mancare di tendine, per creare un’atmosfera da salotto borghese; all’interno, la luce soffuse si dirama nelle pareti creando luci gradevoli il giusto, e contribuiscono a rarefare l’aria di quella malinconia peregrina, così calda ed accogliente, che si respira nel cielo di Cracovia.

E non è un caso se, leggendo l’insegna lignea che richiama locande di tempi ormai andati, il tempo sembra fermarsi e subire un grosso scossone.

Non può non emozionare sapere che ancora, negli angoli più remoti del nostro intimo sognare, è possibile respirare la cultura di un luogo che della tradizione ha fatto un caposaldo; segno che forse non tutto è andato perso.

Quando vi vengono serviti i bicchieri, basta un colpo d’occhio ed è amore a prima vista: quasi tutti oggetti d’epoca, come le forchette leggermente rigate e consunte che se potessero parlare racconterebbero impensabili prologhi d’amore e perchè no, storie di guerra, peccato e redenzione.

E si ha subito la sensazione che l’occidente di lì non vi sia passato, e chiudendo gli occhi riecheggiano sulle pareti mediamente-chiaroscure e calde, i versi di Janko Lesoskovar, che nell’atmosfera crepuscolare e diversamente romantica di Cracovia è riuscito a racchiudere gli infiniti sospiri silenziosi di un travaglio di un’epoca.

L’ultima pennellata d’autore si ha frequentando effettivamente il caffè, dove ben presto ci si rende conto che di stranieri e turisti, lì dentro, si è gli unici.

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