I sistemi per depurare l’acqua del rubinetto

Se ritieni che consumare l’acqua del rubinetto sia preferibile perché eticamente corretto e conveniente dal punto di vista economico, allora sappi che puoi utilizzarla così come sgorga, oppure depurarla attraverso l’utilizzo di alcuni filtri. Questi impianti domestici però possono rivelarsi inefficaci se la mautenzione non è corretta. Vediamo quali sono le tipologie di filtraggio più diffuse e le loro caratteristiche.

L’osmosi inversa è il tipo di filtraggio più conosciuto, e consente di ottenere acqua demineralizzata, cioè priva di minerali. L’acqua viene filtrata attraverso una membrana semipermeabile, che lascia passare soltanto alcune sostanze, in determinate quantità. Questa tecnica presenta però delle controindicazioni: non è provato, infatti, che l’osmosi inversa sia in grado di eliminare del tutto solventi industriali e pesticidi dannosi. In più, poiché questa filtrazione divide l’acqua in due flussi, quella che viene scartata è maggiore di quella purificata, quindi si verifica un inutile spreco.

Poi ci sono i “filtri a scambio ionico”, che attraverso un processo chimico eliminano cobalto, nichel, bario e altri metalli. Inoltre riducono la durezza dell’acqua. Questo sistema si è rivelato perfettamente inutile, perchè gli acquedotti provvedono già a far rientrare la presenza di metalli nei limiti stabiliti dalla legge. Ancora: esiste in commercio un apparecchio a elettrolisi, inventato dal giapponese Hirnari Oshiro, che serve a ripristinare il giusto grado di alcalinità dell’acqua. Questo sistema di elettrolisi elimina le tossine e neutralizza l’azione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento.

I “filtri a carboni attivi” sono indicati per trattenere solventi industriali e pesticidi, a causa della loro particolare porosità. Questi apparecchi devono contenere in sé sistemi in grado disinfettare l’acqua (argento, ozono, raggi UV). Anche questi presentano alcune controindicazioni: non sono efficaci per debellare nitrati e batteri, non riescono ad apportare alcuna modifica alla durezza dell’acqua, hanno bisogno di una manutenzione costante e regolare.

E poi per finire, ci sono le tanto reclamizzate “caraffe filtranti”, che spopolano anche in qui in Italia, dopo essere state immesse sul mercato dai nord-europei. Ecco come funzionano: si riempiono di acqua di rubinetto e si conservano in frigo. Si può filtrare la quanità di acqua che serve per la giornata. Le caraffe sono dotate di cartuccia, che va cambiata dopo un mese circa, e che resta sempre immersa in acqua. All’interno è presente il granulato di resina e di carbone attivo. Il primo, che funziona a scambio ionico, serve ad abbassare la durezza dell’acqua, ed il secondo invece trattiene gli inquinanti presenti nell’acqua, come il cloro. In alcuni casi alle cartucce viene aggiunto un composto a bse di argento, che serve ad evitare la proliferazione dei batteri. Le caraffe non hanno un costo elevato, e sono abbastanza efficaci.

Una risposta

  1. Massimo Fiorentino

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