Masterizzatori Blu Ray: la storia

Ha uno sviluppo recente la storia del processo di masterizzazione: nell’era digitale, nella quale i bit si sono sostituiti alla carta, archiviare i dati, le informazioni, i video amatoriali e altro è sempre stata una necessità dell’uomo. Agli anni Novanta del XX secolo risalgono i primi masterizzatori per Cd e la velocità di scrittura era limitata (2X) e il loro prezzo altissimo. Da quel momento si sono fatti molti passi avanti, così come potremmo dire di aver “bruciato” tanti Dvd e CD. Le velocità di scrittura sono aumentate in modo esponenziale, allo stesso modo della capacità dei supporti presenti sul

Ha uno sviluppo recente la storia del processo di masterizzazione: nell’era digitale, nella quale i bit si sono sostituiti alla carta, archiviare i dati, le informazioni, i video amatoriali e altro è sempre stata una necessità dell’uomo. Agli anni Novanta del XX secolo risalgono i primi masterizzatori per Cd e la velocità di scrittura era limitata (2X) e il loro prezzo altissimo. Da quel momento si sono fatti molti passi avanti, così come potremmo dire di aver “bruciato” tanti Dvd e CD.

Le velocità di scrittura sono aumentate in modo esponenziale, allo stesso modo della capacità dei supporti presenti sul mercato. A tali innovazioni si collega una più grande richiesta sul mercato e quindi un abbassamento dei costi, sino all’immissione di nuovi supporti, che hanno iniziato nuovamente il ciclo.

È stato lo studio da parte della Blu Ray Disc Association a dare origine al formato Blu-Ray: essa è un’associazione di ditte che si occupano di elettronica, di prodotti cinematografici e informatici, quali la Sony, la Lg, la Apple, la Philips, la Warner Bros, la Hp e anche Walt Disney, che vuole produrre innovative tipologie di dischi con capacità crescenti. Sul mercato internazionale è stata la Sony a introdurre i BD nel 2002, utilizzandoli per la Playstation 3, la loro nuova console.

Il nome Blu Ray, che ovviamente viene dalla traduzione di Raggio Blu, ha incontrato dei piccoli problemi di marchio, difatti non si è potuto depositare il nome Blue (in inglese vuol dire Blu) ma è stato necessario elidere la “e” per scansare l’utilizzo di parole comuni nel registrare il marchio.

Piccolo inconveniente: ad oggi sono ancora pochini i titoli di film a disposizione in tale formato, i giuochi sono quasi assenti, e la sua espansione è lenta. Nel caso in cui tale congegno si diffonderà di più è possibile che anche i costi degli appositi masterizzatori scendeno e diventino il nuovo standard, per venire successivamente sorpassati da un’altra nuova tecnologia. Ma si sa: questo fa parte del progresso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *